L’UMILTÀ, VIRTÙ ANCORA ATTUALE?

Dharmika_2_convertedDHARMIKASANA, la posizione che ci avvicina all’umiltà

Una dei primi requisiti quando intraprendiamo un cammino di evoluzione spirituale, di qualsiasi genere è senz’altro l’umiltà. Un termine che apparentemente è diventato un po’ fuori moda. Magari si pensa che non abbiamo più bisogno di essere umili e di sviluppare l’umiltà, eppure ogni tal volta che impariamo, ascoltiamo e apprendiamo delle nozioni fino a quel momento a noi ignare, ci esercitiamo proprio in questa virtù, a volte senza rendercene conto.

Nel nostro cammino dello Yoga, quando si entra in una lezione, ci si arrende, e ci si affida in un certo senso alla guida dell’ istruttore/insegnante. Con fiducia, aperti a ciò che ci viene trasmesso e a ciò che possiamo imparare, seguendo attentamente le istruzioni. Senza “io penso”, “io credo”, “ma, secondo me” ma ci lasciamo portare in uno spazio, in una esperienza all’inizio magari ancora ignota, ascoltando i messaggi che il nostro corpo ci segnala, mettendo il nostro ego per il tempo della lezione da parte.

Io credo che anche nelle nostre vite quotidiane non nuoce sviluppare un po’ di più d’umiltà, questo potrebbe rendere le nostre relazioni, i nostri rapporti con colleghi, vicini e amici più pacifici e gioiosi. Quando smettiamo di voler prevaricare, avere ragione a tutti costi, diventa più facile percepire, accogliere gli altri e scoprire ed accettare punti di vista differenti dai nostri.

Dharmikasana è una posizione di prostrazione, sottomissione, che come la cultura orientale indiana ci insegna, va resa al Guru, alla divinità. Ma come già detto sopra, ci aiuta anche nei nostri rapporti quotidiani. Dharma frequentemente viene tradotto come “dovere” o “religione”, a me piace di più la traduzione “colui/lei che segue/vive la propria natura spirituale”, la propria missione/vocazione su questo piano terreno d’esistenza.

Partiamo in posizione carponi, mani sotto le spalle, le ginocchia sotto l’articolazione delle anche. Le cosce sono perpendicolari al suolo. Mantenendo le cosce nella suddetta posizione, “camminate” con le mani in avanti e contemporaneamente avvicinate il petto al tappetino spingendo le dita delle mani in avanti, attivando cosi le myofasce muscolari delle spalle e braccia. Chi non ha particolari problemi con la cervicale può appoggiare il mento, ma chi ne ha, appoggia la fronte o una guancia. La posizione viene mantenuta con respiri calmi e regolari per almeno 15 respiri inizialmente, aumentando gradualmente a più respiri dopo un po’ di pratica diventa naturale.

Siccome la posizione è molto intensa per l’articolazione delle spalle, quindi chi sente dolore o disagio può incrociare gli avambracci tenendo con le mani i gomiti. Mantenete però se possibile la bella apertura del petto così che le scapole si avvicinano leggermente tra di loro, difendendo così la zona cervicale. Chi ha problemi con le ginocchia si metta una coperta ripiegata sotto, premendo i dorsi dei piedi nel tappetino. L’effetto della posizione è eccellente nel caso di spalle “cadenti”, cifosi dorsali e porta benefici alla zona cervicale. Naturalmente tonifica e rende elastica l’articolazione delle spalle, aumenta il volume toracico e migliora la respirazione.

Parna 2La fase di riposo si attua facendo scivolare i glutei indietro appoggiandoli sui talloni e l’addome sulle cosce. Se si ha ancora possibilità tenete le braccia tese in avanti, allungando la colonna dal coccige fino alla sommità del capo. In caso contrario posate le braccia accanto alle gambe e rilassatevi ascoltando il respiro calmo e regolare. Con l’occhio della mente percepite ancora la forma di Dharmika che ha lasciato la sua impronta nello spazio sottile prima che si dissolva.

Ci aiuta quando siamo superbi ed egocentrici e non ammettiamo di sottometterci al volere altrui

Buona pratica, a presto

con gratitudine Sabine

 

 

 

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Insieme alla mia compagna sono partito per le vacanze per una valle a me sconosciuta: la Valle del Casentino (Arezzo). Oltre alle meraviglie del posto…
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