Jambavat è il re degli orsi, la sua storia viene narrata nelle più grandi epopee dell’India il Ramayana e il Mahabharata. Gli viene attribuito il dono di essere immortale, figlio del Dio Brahma. Essendo grande devoto del Signore Ramachandra fa parte della riconquista della sua consorte Sita Devi, che era stata rapita dal demone Ravana, ed è lui che incoraggia Hanuman (un altro protagonista del Ramayana) di volare a Sri Lanka rammentandogli i suoi immensi poteri.

Nel Mahabharata (decine di migliaia di anni dopo) venne in possesso del prezioso gioiello Syamantaka togliendolo a un leone dopo averlo ucciso, il gioiello possedeva poteri mistici e procurava al proprietario o la comunità infinita ricchezza, salute, e manteneva lontano pericoli e epidemie. Il Signore Supremo Krishna (che è stato diffamato di averlo rubato) va nella caverna di Jambavat intenzionato di ricuperarlo.

Si scatenò una furiosa battaglia per 28 giorni con armi e infine in una lotta corpo a corpo, che sfinì Jambavat l’invincibile, e a quel punto si accorse e riconobbe davanti a se il suo amato Signore Ramachandra, nella veste di Sri Krishna e gli offrì le sue preghiere. Krishna soddisfatto con il tocco della sua mano guarì tutte le ferite del suo devoto. Dopo che Krishna narrò tutta la storia di questo gioiello, Jambavat gle lo consegnò. Inoltre gli diede la mano della sua adorata figlia Jambavati.

Come si esegue: In posizione eretta con i piedi divaricati, la stessa misura del bacino, paralleli tra di loro, sentendoli ben radicati al suolo. Inspirando sollevate le braccia in avanti, espirando piegate leggermente le ginocchia, il bacino scende un poco. Contemporaneamente si flettono anche i gomiti e i polsi. Tutto il corpo forma una linea diritta dalla nuca al coccige, che prosegue con una linea immaginaria fino al suolo. La testa in linea con il busto ed inspirando le mani si alzano con le dita curve come formare dei artigli, espirando si rilassano e scendono leggere con le dita che puntano verso terra.

Sollevate un’ attimo tutte le dita dei piedi, attivando così le myofascie muscolari centrali (Core Sutra). Verificate quali muscoli si attivano, e mantenete il loro tono anche quando riportate le dita a terra. Attivate i muscoli dell’addome per sostenere e difendere la schiena, inoltre vi aiuta a mantenere la schiena allineata. Rilassate le spalle e il collo, il mento rientra leggermente allungando la nuca. Idealmente i tre diaframma del pavimento pelvico, del centro e della gola dovrebbero esattamente allinearsi, così non si sente più lo sforzo lungo la colonna vertebrale e si può mantenere la posizione molto a lungo senza fatica.

C’è anche un’altra variante in cui si sollevano i gomiti lateralmente, le mani girano sui polsi e le dita si sfiorono appena. Questo è Jambavat che abbraccia un’ albero. Mantenete la posizione con respiri calmi e regolari da 5 a 30 o anche più respiri.

Questa meravigliosa posizione che attiva l’elemento terra, ci dona tanta forza, resistenza, ci riporta nel proprio centro quando ci si sente smarriti. Mantenendola a lungo si può entrare in una stato meditativo.

Rafforza le gambe con tutte le sue articolazioni, insieme alle braccia. Tonifica il sistema nervoso e la mente. Tonifica la schiena, specialmente i muscoli posturali più interni. Può essere inoltre d’aiuto allo stress, sintomi di burn out, attacchi di panico, disordini alimentari e altro.

Una posizione che potrebbe essere considerata semplice, ma ha un enorme potenziale nella yogaterapia.