“Questo asana viene chiamato anche omkara-asana, posizione della sillaba om. Svastika, che in sanscrito significa buona fortuna (da su, “bene” e asti, una forma del verbo essere) è un simbolo mistico di prosperità e rappresenta l’energia solare nel suo espandersi da un punto centrale. Come il sole, svastika è associato alla vita e al dio vedico Vishnu; si dice che i suoi quattro raggi diffondano luce, gioia, piacere, amore e sono posti rispettivamente in relazione a quattro divinità: Surya, Indra, Kubera e Varuna”. Gabriella Cella, Yoga-Ratna il Gioiello dello Yoga

La parola italiana svastica deriva dalla resa del termine maschile sanscrito swastika), attestato nella nostra lingua a partire dal 1897. Il termine “svastica” viene indicato in italiano, per errore consolidato, come sostantivo di genere femminile. Il termine sanscrito swastika deriva da swastí (sostantivo neutro significante “benessere”, “successo”, “prosperità”) a sua volta composto dal prefisso su- (“buono”, “bene”; linguisticamente affine al greco ευ, eu- con lo stesso significato) e da asti (coniugazione della radice verbale as, “essere”). Il suffisso -ka forma un diminutivo, per cui swastika è traducibile letteralmente come “è il bene” o “ben-essere”.

La Svastica, segno simbolico di  discusso significato, attestato in civiltà diverse sin dall’età litica (Sudan occidentale, Guinea superiore ecc.), nell’area indo-mediterranea antica e nell’Europa barbarica. Consiste in una croce a 4 bracci di uguale lunghezza, terminanti con uncini volti in senso orario o antiorario (in India sempre in senso orario), da cui il tedesco Hakenkreuz e l’italiano croce uncinata o a quattro battenti (il fr. croix gammée, croce gammata, si riferisce all’uncino volto a destra, nella forma del gamma greco).

Nei paesi germanici, dove fu impiegata come oggetto apotropaico e come motivo ornamentale di fibbie, fermagli ecc., la s. è di provenienza straniera, pur apparendo già in incisioni rupestri e in oggetti dell’età del Bronzo. In Scandinavia è associata al martello di Thor. Il senso di movimento impresso alla croce dagli uncini volti verso destra corrisponde al moto apparente del sole: nell’India antica la s. orientata a destra è infatti un simbolo solare. Nel Tibet la s. (gyuṅ druṅ) acquista rilievo simbolico-religioso fondamentale: nella forma indiana fa parte del patrimonio simbolico del lamaismo, ma nella forma opposta (con gli uncini volti in senso antiorario) è il segno base di qualificazione del Bon prebuddhistico. Tale inversione di orientamento caratterizza anche l’uso bon del mulino delle preghiere e il giro cerimoniale dei templi. Nell’area indomediterranea la s. appare nel tardo Neolitico (intorno al 4000 a.C.) a Susa; poi nelle civiltà egeo-anatoliche (Creta, Troia, Cipro) e nelle regioni danubiane. Talora (per es., tra i Celti) il segno ha una forma a bracci ondulati. Prima di ogni ipotesi sul significato o sui significati religiosi del segno è necessario tener conto del nesso formale che intercorre tra s. e meandro, tra meandro e spirale. La tenace sopravvivenza del simbolo è documentata, in iscrizioni, dall’arte funeraria cristiana tra il 2° e il 4° secolo.

L’assunzione della s. a simbolo del partito nazionalsocialista tedesco si dovette all’erronea convinzione della sua origine indoeuropea o ‘ariana’ in senso antisemitico

Quindi noi, nell’assunzione e pratica di questa posizione ci riferiamo al significativo vero, estremamente di buon auspicio di questo grande simbolo, antico come il mondo, conosciuto fin dall’antichità in tutti paesi e culture.

COME SI ESEGUE:

  1. In ginocchio, portare il piede sinistro ad appoggiarsi in avanti, stando ben attenti che il ginocchio si trovi sopra e sulla linea del tallone, in modo che la gamba sia perpendicolare, e la coscia parallelo al suolo. Inspirando ruotare il busto verso destra, aprendo bene le spalle, ed espirare. Inspirando sollevare le braccia tese per portarle sulla linea delle spalle e espirando flettere gli avambracci all’altezza dei gomiti: il sinistro verso il basso, con la mano che va al ginocchio, il destro verso l’alto, con la mano che oltrepassa la linea della testa. State attenti che il ginocchio non si abbandona, cadendo all’interno, ma che rimane sopra il tallone. Attivate i muscoli dell’addome per difendere e proteggere la schiena, nella zona lombare. Ripetere, con i stessi tempi sull’altro lato.
  2. Anche nella fase supta, ovvero “distesa, dormiente”, il corpo assume la stessa forma: supini, si piegano le ginocchia, divaricandole insieme ai piedi, più della larghezza del bacino. Le braccia, aperte lungo la linea delle spalle, si flettono ai gomito, tanto che gli avambracci risultano perpendicolari alla terra. Espirando, le ginocchia scendono a toccare il suolo verso sinistra, mentre il fianco destro si solleva per permettere la rotazione del bacino. Facendo perno sul gomito, l’avambraccio sinistro scende a terra in avanti e tocca il ginocchio sinistro. L’avambraccio destro, facendo sempre perno sul gomito, scende a terra all’indietro, sulla linea del capo, finché il dorso della mano contatta il suolo. In questa seconda variante, che produce una forte azione sui fluidi corporei, è predominante l’elemento acqua.

BENEFICI:

  • Rafforza il plesso solare
  • porta benefico energetico per tutti gli organi interni dell’addome e del bacino
  • migliora la capacità respiratoria
  • elasticizza le articolazioni
  • previene e cura le sciatalgie
  • rilascia tensioni del muscolo piriforme
  • apre l’articolazione delle anche
  • elasticizza le spalle, rafforza le braccia e il torace

LE MYOFASCE MUSCOLARI:

  • Si può aumentare l’effetto sul Core Sutra centrale, puntando le dita del piede della gamba a terra, e attivando i muscoli trasversali dell’addome
  • Le myofasce Pascima e Purva Sutra posteriore e anteriore sono in perfetto equilibrio e interagiscono con
  • i Parsva Sutra laterali che garantiscono l’equilibrio stabile
  • viene inoltre rafforzato il Spiral Sutra
  • anche i Sutra delle Spalle e delle braccia acquisiscono forza e tono

YOGA E AYURVEDA:

L’elemento di questa posizione è fuoco nella prima variante, mentre è acqua nella seconda.

Per le persone con predominanza di VATA Dosha è in ogni modo un asana favorevole, che portargli tantissimi benefici, basta stare attenti, specialmente nella variante supta, distesa che richiede maggiore sforzo all’articolazione delle anche, visto la frequente tendenza a articolazioni fragili.

Per le persone di PITTA Dosha è più consigliabile la variante supta, che gli può aiutare a calmare il fuoco in eccesso, inoltre placcare e distendere il corpo e la mente, difondendo l’energia a beneficio di tutto il sistema corporea.

Per le persone di KAPHA Dosha invece consiglierei di più la prima variante in ginocchia, che contribuisce ad aumentare l’energia e la vitalità di questi tipi un po’ tendente alla letargia.

LA POLARITA’ E’ NEUTRA

GIOVA SOPRATTUTTO ALLE PERSONE CHE PERDONO FACILMENTE LA PROPRIA CARICA ENERGETICA

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Con gioia e gratitudine Sabine / Satyabhama