Svaha è un grido d’invocazione rituale che nell’induismo accompagna le offerte agli dei: “Con svaha offro il sacrificio a Indra – si legge già nel Rg-Veda – nella casa dell’offerente: là io chiamo gli dei” (I.13.12). Svaha (o Svadha) è anche la personificazione dell’oblazione e viene ritenuta figlia di Daksha e moglie di Agni, il dio del fuoco: in quanto tale essa presiede alle offerte col fuoco. La svaha ha inoltre proprietà magiche e viene identificata talora con la dea Uma (un aspetto di Parvati), a cui si rivolgono le donne che desiderano un figlio. Svaha potrà infatti “accendere” il loro fuoco interno.” Gabriella Cella, YOGA-RATNA IL GIOIELLO DELLO YOGA

Svāhā è anche personificata come una dea e la consorte di Agni. Secondo la Brahmavidya Upanishad, Svāhā rappresenta la shakti o potere che non può essere bruciato da Agni. Nelle Upanishad, Svāhā afferma di essere innamorato di Agni e desidera dimorare con Agni. Altre divinità affermano che le oblazioni saranno quindi offerte ad Agni mentre si invoca svāhā durante gli inni, quindi Svāhā dimorerà con Agni in perpetuo. Nel Mahabharata Vana Parva, Markandeya racconta la sua storia ai Pandava. Svaha era la figlia di Daksha. Si innamorò del dio del fuoco, Agni, e lo stava inseguendo. Agni non la notò. Agni presiedeva i rituali sacrificali dei Saptarshi. Il dio divenne molto infatuato delle mogli dei Saptarshi che erano così attraenti e belle, e continuò a fissarle. Alla fine, Agni non sopportava la colpa di desiderare mogli di qualcun altro e si recò nelle foreste per compiere penitenze. Svaha lo seguì e realizzò il suo desiderio. Prese le sembianze delle mogli dei Saptarshi (sebbene non fosse in grado di assumere la forma di Arundhati, moglie di Vashishtha) e si avvicinò ad Agni. Agni e Svaha hanno trascorso molti momenti d’amore nella foresta.

Quindi lei è capace di gestire, attivare, attizzare il fuoco e con questa funzione riesce ad equilibrare questo elemento anche dentro di noi. In tutte le culture antiche le donne erano comunque i custodi del fuoco, del focolaio di casa, il fuoco per cucinare, ma anche il fuoco per rendere la casa calda, accogliente e confortevole. Questa posizione ci aiuta a compiere questa funzione archetipica, venendo in contatto con la potenza o “shakti” della Dea.

COME SI ESEGUE:

In piedi, con i piedi ben piantati a terra, le gambe divaricate un po’ di più della larghezza delle spalle. Poniamo le mani, la sinistra sopra il dorso della destra, appoggiandole sull’addome. Con una profonda inspirazione il busta si allunga in alto, mentre durante l’espirazione si inclina in avanti, attivando gli addominali, le ginocchia si piegano e accolgono i gomiti che ci si appoggiano stabilmente sopra. Accompagnate con le mani il gonfiarsi e sgonfiarsi dell’addome con ogni respiro, premendo durante l’espiro leggermente con le mani sull’addome per svuotare l’addome bene dell’aria. Volendo potete cantare SVAHA durante ogni espirazione, ciò aumenta notevolmente l’effetto e “chiama, accende” il fuoco. Attivate i muscoli adduttori delle gambe per rafforzare le ginocchia, per trovarli meglio, basta sollevare gli alluci, o spingete le caviglie un po’ all’interno, e sentirete la loro azione. Dopo un po’ di respiri, da 5 a 15 o di più, invertite la posizione delle mani, mantenete la posizione per lo stesso numero di respiri calmi e regolari come prima.

BENEFICI:

  • Rafforza e massaggia gli organi interni del bacino e dell’addome
  • attiva il plesso solare
  • rafforza la vista
  • tonifica i muscoli delle gambe e le ginocchia
  • elasticizza i polsi
  • riscalda
  • equilibra l’elemento fuoco
  • rafforza lo psoas
  • tonifica la schiena

CONTROINDICAZIONI:

Nessuna

MIOFASCE MUSCOLARI:

  • rafforza il Core Sutra, specialmente se sollevate gli alluci e se riuscite ad attivare i tre bandha, allineando cosi la schiena perfettamente
  • allunga il Pascima Sutra posteriore
  • contrae e tonifica il Purva Sutra anteriore
  • rafforza ed elasticizza i Sutra delle spalle e delle braccia
  • è dimagrante, quindi chi è sotto peso non dovrebbe mantenerla a lungo

YOGA E AYURVEDA:

  • La posizione è benefica per VATA Dosha, gli porta calore proteggendo le articolazioni, se eseguito con riguardo. Può anche mantenerla a lungo
  • Per PITTA Dosha invece non è cosi indicata. Meglio evitare o casomai mantenerla solo brevemente
  • Per KAPHA Dosha è perfetta, può smaltire qualche eventuale kilo in troppo e guadagnare di elasticità e flessibilità

LA SUA POLARITA’ E’ FEMMINILE

GIOVA A PERSONE TIMIDE E FREDDOLOSE, CHE NON RIESCONO A GESTIRE, GOVERNARE L’ELEMENTO FUOCO DENTRO DI LORO

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Con gioia e gratitudine Sabine/Satya